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Sito di commenti, impressioni e considerazioni di vita propria ed avvenimenti.
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Di testa mia!
Domenica 18 aprile, mezza maratona di Genova, sensazioni forti (è praticamente quasi gara di casa, lavoro da 20 anni a Genova), un bel gruppo di amici in squadra, temperatura che comincia ad innalzarsi, un’ultima settimana con buoni allenamenti, condizione fisica ideale con nessun fastidio muscolare, osseo ed articolare.
Tutto quanto si può chiedere per una gara.
Quasi tutto......
Imposto il mio fedelissimo GPS per un passo costante di 4.15, avendo come obiettivo di chiudere a 1:29:40. Chiaramente si parte dal presupposto che la misurazione del GPS sia sufficientemente precisa. Presupposto, appunto.
Mi scaldo in ritardo, il gruppo di più di 2mila atleti è già schierato, avanzo lentamente dicendo di dover raggiungere un non ben identificato compagno di squadra, 1 minuto di silenzio per la morte di Raimondo Vianello, sono a metà gruppo, sparo, tutti fermi attorno a me, puzze e sudori, passano almeno 10 secondi prima che io mi muova, circa 20 prima di passare sul tappeto, una partenza lenta, cazzo, siamo lenti, non centrerò l’obiettivo, prima curva e strozzamento si rallenta dinuovo, Caricamento, un tizio travolge un bambino, una vigilessa interviene, siamo troppi, si sgomita, seconda curva la prendo a passo pieno, bene sono veloce, salita, no, non la voglio, rampetta, Via Balbi, rotonda, ciottolato, Comune, rampettina verso il Carlo Felice, Piazza De Ferrari, giù Via Venti, ho il passo, guardo il GPS sono in ritardo, non molto, sorpasso ed incito Marco, ho recuperato tutto il deficit, rallento per conservare le energie, siamo in piano, vialone alberato, ristoro in curva (4Km), vai verso Boccadasse, Genova surreale senza auto, vedo i primi di ritorno, il giro a Boccadasse è vicino, sorpasso Alessandro “mi fai fare 1:29?” “no, vai pure!”, vedo Gilberto attorno alla 20esima ma i primi sono veramente molto avanti, vedo Ermanno e lo vedo in forma, giro, discesa, vai verso la sopraelevata, ristoro, rampa e fatica incredibile, 150m con bicchiere in mano, interminabile sopraelevata, siamo solo a metà gara, mollo, spugnaggio, ancora mezza sopraelevata, continuo a sorpassare costantemente e non trovo gruppetto con la mia andatura, scendiamo dalla sopraelevata, ristoro, non riesco a bere da quanto respiro velocemente, dov’è il giro di boa?, sorpasso i coniugi, sole, caldo, uno che incita, Sampierdarena è lunghissima, Fiumara, giro di boa, terribile siamo distanti dall’arrivo, sole in faccia, sento che perdo terreno ma sorpasso quelli davanti, stringo i denti, si sale in sopraelevata di nuovo, rampa durissima non riesco a correre, ho i brividi di freddo, ristoro, sopraelevata, soffro da cani, non voglio più correre in vita mia!, vedo che perdo terreno sul GPS, 18esimo Km, 19esimoKm dovrei allungare, non riesco, ho paura di stramazzare, 20esimo Km è tardi per tirare, uno stramazza, non lo soccorrono, 20.5Km devo allungare, non riesco, scendiamo dalla sopraelevata, ormai conta solo arrivare in fondo, qualcuno applaude, conservo la posizione stringendo la curva, taglio il traguardo, stesso tempo di Ceriale (2 secondi in più) ma stando al GPS sarei andato meglio.....
Semplice: il GPS ha considerato una percorrenza di circa 300m in più, questo significa che se impostavo 4.15, probabilmente erano 4.16 / 4.17 reali e su questi già stavo perdendo quindi magari giravo a 4.18 / 4.19. Disfatta. Fisica e tecnologica.
Cosa traggo da questa esperienza? Traggo solo che non posso autogestire la mia preparazione se non ho cognizione di quello che sto facendo. Se non ho motivazione agonistica dentro. Se acquisisco la voglia di gareggiare solo pochi giorni prima della gara. Se mi preparo poco. Se continuo a pensare che a Ceriale ci sono arrivato impreparato ed ho fatto il tempo.
Quindi ora, si cambia passo! |
Posted: 08:47, 26/04/2010 in sport |
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Il ricorso alla tecnologia
Immagino che quanto qui di seguito scriverò andrà ad urtare la sensibilità di molti puristi. Ebbene si: sono un runner altamente dipendente dal proprio GPS!
Sostanzialmente non vedo il motivo per cui se la tecnologia ci viene in aiuto, non la si debba sfruttare, pur essendo coscienti anche dei limiti della tecnologia stessa.
Il problema è che forse nel mio caso io sono eccessivamente (o “totalmente”) dipendente dalla tecnologia, praticamente non sono in grado di correre senza il mio GPS, senza il riscontro sia cronometrico che distanziometrico, soprattutto quando mi ritrovo a fare delle ripetute.
Si, a Finale abbiamo il percorso verso la frazione Aquila con i 100m tracciati per tutti i 1500m del percorso, ma lo stesso fatto mentale di dover calcolare i secondi a frazioni di 100m e calcolare pure eventuali scostamenti, mi impegnerebbe troppo la testa e quindi lo evito a priori.
Peraltro, pure nell’ultima mezza maratona che ho fatto, avendo stabilito di correre contro un avversario virtuale che avrebbe avuto un ritmo costante attorno alle soglie che mi ero prefissato, sono riuscito ad avere un utilissimo riferimento per migliorare la mia gara.
Ed ovviamente, proprio nel momento in cui la mia dipendenza verso i satelliti è così totale, che succede? Si rompe il mio GPS e mi sento perduto!!!!
Azz'! |
Posted: 08:29, 30/03/2010 in sport |
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Stretch my legs!
Ancora dura la stagione, ma l’allungarsi delle giornate è già ampiamente in corso, la temperatura si alzerà di certo e conseguentemente anche la motivazione nell’allenarsi alla sera crescerà. Lo dico forse più come mantra che come convinzione profonda. Per quest’anno gli obiettivi agonistici quantitativi sono: 4 mezze maratone e qualche gara più corta (tra 5000 e 15000m) locale. Mentre in termini qualitativi, qualche mese fa avrei detto 1:24 sulla mezza ma oggi dico “avvicinarmi a 1:24”. Sui 10000 mi piacerebbe scendere sotto i 40 minuti. I chilometri ormai sono nelle gambe, il recupero post allenamento c’è, quello che ancora manca è la velocità e l’unico modo è: ripetute, ripetute ed ancora ripetute. Certo, oggi mantenere i 4:00 in ripetute di oltre 1000m è ancora un problema, ma ci sono vicino e sono convinto che solo con la costanza riuscirò ad abbattere questo muro! In questa settimana di ancora scarso allenamento, ho però motivi di soddisfazione dagli unici due allenamenti svolti. Un 12Km sul percorso “casalingo” coperti in meno di un’ora, compresa la salita del Belvedere che, rispetto alla settimana prima, ho coperto in progressione. Chi mi conosce, sa anche il mio pensiero sulle salite e questa, pur essendo corta, è particolarmente dura. Sono riuscito a salirla con forza, in debito di ossigeno ma fresco e brillante. E l’altro motivo di giubilo è stato il lungo domenicale, una mezza maratona, in cui ho tirato più del solito grazie alla presenza di Gilberto che mi ha tirato molto. Lui mi dice che sto faticando poco perchè corro al suo ritmo e riesco anche a parlare, certo che Gil non riesce a sapere quanto sia la fatica che sto facendo nel conversare con lui mentre teniamo un’andatura nè impegnativa, nè morbida ma comunque allenante: anni di corsi di programmazione neurolinguistica..... L’allenamento in coppia, od in generale non da soli, ha il vantaggio dello stimolo reciproco nonchè il fatto di riuscire spesso a spostare la mente dall’allenamento vero e proprio per concentrarsi sia sulla conversazione che, semplicemente, sul fornire contributi al compagno. Infatti quello che ho notato è che non ho verificato alcun dolore per tutto l’allenamento, secondo me per due motivi: il non essersi concentrato sul dolore ed il fatto di aver fatto un lungo che richiedeva una maggiore estensione della gamba dietro. Si, forse è proprio questo lo spunto tecnico che trarrò e metterò sotto test: eseguire un lungo ad un ritmo che permetta di stendere bene dietro la gamba, attualmente per me è tra i 5:00 e 4:30. Soprattutto ora che sono riuscito a dimostrarmi di aver superato tutti i problemi fisici che mi trascinavo da dicembre scorso, circa....
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Posted: 08:02, 16/03/2010 in sport |
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La chiave batte sempre….. dove l’anca duole!
Non sono ancora entrato nella fase di ricerca costante della forma, la qualità e quantità degli allenamenti dopo la mezza di Ceriale sono ancora piuttosto scarse, oltre al fatto che la motivazione mentale non c’è. L’alibi, il facile alibi, è sempre la rigida temperatura che quest’anno imperversa da 3 mesi. Per esempio, al 10 di marzo è prevista una nevicata, la quarta, in una zona in cui raramente ne abbiamo avuta più di una all’anno. Ma nonostante questo, le gare ci sono e sono frequentate, le persone si allenano e non sono dei supereroi.
Quello che cerco di non far mai mancare è almeno un lungo, sui 18Km, tanto per non perdere quel po’ di autonomia che ho faticato a raggiungere. So anche che se da un lato ho (ancora) i 21,097Km nelle gambe, al momento li ho con tempi ridicoli.
Per venire incontro anche alle esigenze di famiglia, questa domenica ho fatto un lungo “composto”, nel senso che sono uscito di casa senza una meta ben precisa, l’unico obiettivo era correre, correre, correre e magari infilare pure una delle salite tanto amate da Fregonese (le odio!). In realtà il lungo l’avrei fatto sabato, con giornata soleggiata, ma poi è saltato tutto, quindi ho dovuto propendere per il mattino presto del giorno seguente.
Grazie ad un attacco di insonnia verso le 5, sono sceso ed ho fatto colazione, ho atteso un po’ di digestione durante la lettura di notizie sul web, dopodichè, poco prima delle 7 sto per uscire di casa, i miei figli si alzano e si buttano nel letto di mia moglie, inevitabilmente disturbandole un momento di relax.
Appena fuori dal portone la sensazione di gelo è assolutamente chiara, bene ho fatto a portare il collare, un berretto e pure il giubbotto catarifrangente (stante anche la scarsa illuminazione). Ma dopo aver pensato a tutti questi particolari preventivamente, ecco che scatta l’errore dettato dalla pigrizia! Solo pigrizia, perchè ho pure portato le chiavi della cantina, nel mio portachiavi da polso, ma invece di lasciarle lì, decido di mettere in tasca le pesantissime ed ingombranti chiavi di casa!!!
Ora, non posso essere così poco furbo da essermi scordato sia i dolori al ginocchio sinistro che all’inguine destro, ma purtroppo la mia felpa ha solo una tasca, proprio sull’inguine destro.
E difatti la mia “non dimenticanza” diventa pure una “goccia cinese”, una “spada di Damocle” perchè ad ogni passo il mio buon portachiavi mi ricorda di esistere.
Al sesto chilometro la cosa è già insopportabile, ma devo fare il sordo, devo andare avanti.
Al nono chilometro, decido di fermarmi per spostare le chiavi in qualche altra tasca ma verifico, nuovamente che nessuna è sufficientemente capiente, provo a correre con le chiavi in mano e duro 500m.
Basta, soffro in silenzio, sopporto il dolore che per negligenza mi sono causato e porto in fondo l’allenamento. A cui, alla fine, ho aggiunto 2Km rispetto al previsto, con anche una salita dura, quella del Belvedere.
Quindi, che cosa trarre da quest’esperienza?
1.- soffrire, per negligenza e pigrizia, non ha senso
2.- aver risparmiato i minuti della messa in cantina delle chiavi, in realtà mi ha allungato i tempi dell’allenamento e quindi se l’obiettivo era di tornare a casa prima, in realtà ho proprio sbagliato
3.- l’attenzione su un’area di previsto dolore, l’inguine nel mio caso, avrebbe dovuto costringermi ad evitare di aggiungere un fattore destabilizzante ulteriore
4.- in ogni caso, in gara succede che a volte si sa di aver commesso un errore ed a quel punto siamo davanti al bivio: vado avanti o mi fermo? Ad oggi non mi è mai capitato di fermarmi in gara, raramente in allenamento. In quest’ultimo caso sarebbe stato non fermarsi ed arrivare in fondo con un risultato non soddisfacente.
Ne valeva la pena? Col senno di poi dico SI, ma solo per la tempra morale. |
Posted: 12:35, 10/03/2010 in sport |
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La simmetria del movimento.
Il tempo e l’allungarsi delle giornate sono ulteriori fattori motivazionali per l’attività agonistica. Quest’anno l’inverno è stato particolarmente uggioso quindi questo cambiamento dà la sensazione di riprendersi da una lunga malattia, pur con tutti i dovuti limiti del caso.
Infatti, pur non allenandomi ancora molto, noto in realtà il nascere di una nuova primavera dentro di me, riesco a vedere tutto più “rosa”. Ho voluto provarmi nel solito test mio in ripetuta e devo dire che la prestazione è stata più confortante del previsto. Per esempio, per la prima volta sono riuscito a chiudere la frazione di 3000m in volata, una volata limitata, ma pur sempre in crescendo. Chi mi conosce sa che il mio modo di affrontare le gare è partire forte subito, quindi l’aver dosato le energie per permettermi di finire con ancora un po’ di birra è quello che mi stupisce.
Ora mi mancano ancora chilometri, in preparazione della mezza di Genova devo buttare autonomia nelle gambe quindi devo riservare 2/3 appuntamenti alla settimana, tra cui un lungo, il più lungo, alla domenica, per aumentare l’autonomia.
Credo che in preparazione della stessa gara ci siano molte persone qui in Liguria che hanno tirato fuori le scarpe, sabato per esempio ho visto molti runners, praticamente nessuno mai visto prima, anche se a livello tecnico mi sembrano pochi quelli che possano pensare a posizioni alte. Quello che a volte noto è l’asimmetria di alcuni movimenti come, per esempio, un piede che viene sollevato più di un altro. Ecco, mi sento di dire che “l’inizio degli inizi” per un runner dev’essere il controllo della simmetricità dei movimenti, controllare che le punte delle scarpe peschino nello stesso punto ed ogni tanto guardarsi riflessi nelle vetrine, per valutare quanto i talloni si alzano dietro, pure per verificare la posizione della testa e della schiena. La corsa è uno sport simmetrico e come tale dev’essere eseguito. |
Posted: 13:19, 1/03/2010 in sport |
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